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YOGA E SISTEMA NERVOSO di Valentina Cicchelli

YOGA E SISTEMA NERVOSO

 

 Fin dalle prime volte che ho iniziato a praticare yoga, ricordo il generale stato di benessere  e  di tranquillità che avvertivo al termine di ogni lezione. Mentre una sensazione di quiete,  e di riconciliazione col mondo esterno  mi accompagnavano per il resto della giornata. Ho scelto di continuare a praticare yoga proprio sotto la spinta delle emozioni positive che esso è da subito riuscito a suscitarmi.. 

Questo potere che ha lo Yoga di agire positivamente  sulla nostra mente, non è frutto di suggestione o di un qualche pensiero magico, ma è dato dalla sua capacità di interagire con il nostro sistema nervoso autonomo.

In questa mia tesina ho cercato di spiegare  come lo yoga riesce ad intervenire sul sistema nervoso autonomo, o meglio, ho cercato di darne un’idea, dato la vastità dell’argomento, attraverso la descrizione di alcune pratiche e i loro effetti a livello nervoso e cerebrale.

 

 IL SISTEMA NERVOSO        

 

Il nostro sistema nervoso collega tra di loro i vari organi e apparati e ne coordina e regola l’attività.

La sua funzione principale è quella di adattare l’organismo alle diverse condizioni ambientali che si vengono via via a creare

Tramite gli organi di senso, grazie ai quali percepiamo gli stimoli esterni, invia informazioni al cervello sotto forma di impulsi nervosi,  provocando la “sensazione”; questa viene poi indirizzata in una regione specifica della corteccia cerebrale che ha il compito preciso di attivare le funzioni corporee adatte a rispondere a tali stimoli.

Il sistema nervoso si divide in: sistema nervoso centrale, che comprende il cervello, il midollo spinale e un complesso apparato di nervi che si diramano nei vari organi e tessuti, e sistema nervoso autonomo che a sua volta è formato dal sistema nervoso simpatico e da quello parasimpatico. 

 

IL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

 

Il sistema nervoso autonomo, detto anche vegetativo, è responsabile della regolazione delle azioni inconsce dell’organismo e delle reazioni in risposta ad un evento ambientale.

E’ strettamente collegato alle emozioni e al nostro mondo psichico in generale.

L’ attività di questo apparato è regolata da l’ipotalamo una regione del cervello che opera da centro di controllo del sistema nervoso autonomo.

L’ipotalamo riceve messaggi dall’ambiente esterno, ma anche informazioni provenienti dalla dimensione psichica interna, dando origine a reazioni mentali ed emozionali che provocano risposte ormonali. Tali risposte sono messe in atto dalla ghiandola pituitaria che reagisce secernendo i vari ormoni tra i quali il cortisolo (ormone dello stress) e le endorfine (considerate invece gli ormoni della felicità).

 

 

SISTEMA NERVOSO SIMPATICO

Questa parte del sistema nervoso autonomo ha il compito di preparare il corpo all’attività e allo sforzo fisico (per es. in caso di un pericolo imminente).

Le funzioni dei nervi del simpatico consistono principalmente in un’ “accelerazione” generale dell’organismo e sono correlate alla reazione di “attacco e fuga”. Questo tipo di reazione è il retaggio della nostra vita primitiva, quando i pericoli e le paure richiedevano un’immediata reazione fisica, per esempio fuggire da un animale pericoloso o decidere di attaccare per avere salva la vita.

Nel mondo contemporaneo i pericoli e le paure non sono più dettate dalla minaccia di bestie feroci o da condizioni ambientali avverse, ma il più delle volte dallo stress  prodotto dalla vita moderna, sempre più frenetica e ansiogena. Anche in questo caso si attiva il sistema simpatico innescando le stesse reazioni fisiche (accelerazione del battito cardiaco, un’aumentata tensione muscolare, dilatazione delle pupille, accompagnate dalla produzione di ormoni “attivanti” come l’adrenalina) le quali, però, non trovando un effettivo “sfogo” a livello motorio, causano il più delle volte effetti negativi come contrazioni muscolari e tensione nervosa.

Il sistema simpatico, oltre all’adrenalina, è anche responsabile della produzione di un altro ormone, il cortisolo, un ormone essenziale per l’adattamento allo stress, la sua presenza in quantità massicce nell’organismo indica un soggetto fortemente stressato.

 

SISTEMA NERVOSO PARASIMPATICO

Il sistema parasimpatico ,invece, ristabilisce le condizioni di riposo dopo l’attività fisica.    Le sue funzioni riguardano le azioni di tipo frenante, di riposo, rilassamento e recupero.

Rappresenta la normale risposta dell’organismo ad una situazione di calma, riposo, tranquillità e assenza di pericolo.

La sua attivazione determina il rallentamento generale delle attività corporee, come la frequenza cardiaca, il metabolismo e il ritmo del respiro, il  rilassamento muscolare e la riduzione della tensione nervosa ed emotiva.

 

Questi due sistemi sono complementari tra di loro, quando sono equilibrati si parla di “omeostasi” (benessere ed equilibrio generale del corpo e delle sue funzioni).

Al contrario stress, frustrazioni, ansia, rabbia e in genere tutti i sentimenti negativi, possono alterarne l’equilibrio e la sincronia.

Il prevalere costante di un sistema rispetto all’altro può avere conseguenze dannose per la salute sia fisica che mentale.

La conseguenza che si riscontra più frequentemente è la perdita della capacità naturale dell’organismo di azionare il “freno” del parasimpatico a favore del simpatico che diventa prevalente. Si avrà così un individuo sempre in allarme, nel quale tutti gli organi si comportano come se ci fosse un pericolo imminente, con tutto ciò che ne consegue.  

Viceversa quando è il parasimpatico a prevalere avremo un soggetto apatico, incapace di reagire attivamente di fronte a situazioni di emergenza.

 

Lo yoga riesce ad agire concretamente su questo processo nervoso, vediamo come e attraverso quali strumenti.

 

ASANA

Ogni atteggiamento del corpo, è collegato a fattori emotivi e psicologici; la nostra postura è in stretto rapporto con le condizioni mentali e rivela lo stato d’animo in cui ci troviamo in quel momento. Ad esempio, una persona depressa tenderà a chiudere il corpo, mentre in uno stato di eccitazione il corpo si estenderà.

Le tensioni mentali, che si traducono in tensioni fisiche a livello muscolare, sono il risultato dello stress provocato dall’ambiente esterno, ma anche dai processi interni e più sottili, del pensiero. 

Tali tensioni si riversano anche a livello nervoso, influendo negativamente su tutto il corpo: il sistema nervoso, infatti, in tali circostanze non è in grado di coordinare al meglio le varie funzioni corporee.

Vediamo come la pratica delle asana ci può venire in aiuto sotto questo punto di vista.

Partiamo dalla definizione di Asana, così come descritta negli “Yoga sutra” di Patanjali, un testo di riferimento  fondamentale per  questa filosofia, scritto probabilmente nel secondo secolo dopo Cristo.

L’asana viene qui tradotta come postura, posizione seduta, la quale deve essere “stabile e piacevole” ossia mantenuta con il minimo sforzo e donare uno stato di benessere diffuso.

Per stabilità, si intende la stabilità fisica congiunta a quella mentale che si ottiene, sempre secondo Patanjali, “grazie al rilassamento dello sforzo e all’incontro con l’infinito” .

Una asana deve coinvolgere non solo i muscoli, ma anche la mente e il respiro. Quello che cambia, rispetto a una posizione ordinaria è l’atteggiamento mentale; una posizione qualunque può essere eseguita senza sforzo, con la mente tranquilla e quieta, ma perché possa essere chiamata asana si deve sviluppare la consapevolezza di essa..

Quando arriviamo ad eseguire una asana attraverso movimenti lenti con un’adeguata attenzione al respiro e nel rispetto dei limiti del nostro corpo, la mancanza di sforzo ed il rilassamento che si ottengono riducono la tensione muscolare, producendo uno stiramento passivo dei muscoli coinvolti, i quali si “arrendono” in modo progressivo.

In tale condizione l’attività simpatica è pressoché sospesa perché gli stimoli motori e gli sforzi volontari sono soppressi e l’attività della corteccia motoria del cervello ridotta gradualmente fino ad essere eliminata. Si riduce così la tendenza del corpo fisico a distrarre l’equilibrio mentale. Nel contempo il parasimpatico sortisce i suoi caratteristici effetti calmanti e pacificanti.

 Come il cervello, anche la mente, non  più distratta dagli stimoli esterni,  può rivolgersi verso l’interno, diventando introspettiva e provocando automaticamente una maggiore consapevolezza interiore; un incontro, potremmo appunto definirlo, con l’infinito del nostro io più profondo.

…”Di qui il non esser più colpiti dalle coppie di opposti” sempre citando gli Yoga sutra.

Il risultato di una corretta pratica delle asana è infatti un’innegabile senso di equilibrio e di armonia tra corpo e mente, un senso di pacificazione tra noi e il resto del mondo, la percezione  che tutti i conflitti interni a noi stessi siano scomparsi e  la tangibile sensazione di sentirsi un tutt’uno con l’universo.

 

 

PRANAYAMA 

Nello yoga viene prestata massima attenzione al respiro e al  controllo volontario di esso.

 Sappiamo che il nostro modo di respirare, così come succede per la postura, è strettamente correlato ai nostri stati emotivi e psicologici. Ad esempio in una condizione di tranquillità e di calma mentale il respiro rallenta naturalmente e diventa più regolare (prevale l’attività parasimpatica); al contrario quando ci troviamo a vivere momenti di agitazione o di ansia, il ritmo del respiro tende ad accelerare e a diventare irregolare (maggiore attività simpatica).

Lo yoga ci insegna da sempre che, come la mente e gli stati emotivi, possono influenzare il respiro, così attraverso il controllo volontario del respiro possiamo in qualche modo dominare la mente.

Questo, possiamo affermare essere il principio alla base di tutte le pratiche di pranayama.

 

IL RIEQUILIBRIO DELLA NARICE DESTRA E DELLA NARICE SINISTRA E LA SINCRONIA TRA I DUE EMISFERI CEREBRALI

 

Generalmente durante la pratica è richiesto di respirare tramite le narici, di conseguenza esse devono poter funzionare al meglio ed essere in equilibrio tra loro. Per comprendere l’importanza di questo equilibrio dobbiamo dare un cenno alla fisiologia sottile dello yoga, secondo la quale il nostro corpo è attraversato da una fitta rete di canali energetici, le Nadi, collegate a vortici di energia, i Chakra; i quali veicolano e contengono il Prana , energia vitale, rappresentata a livello fisico, dal nostro respiro.         

I chakra principali sono sette: Muladhara, il chakra della radice che si trova alla base della spina dorsale, Svadhistana, nella parte inferiore dell’addome, collegato agli organi sessuali, Manipura nel plesso solare, Anahata chakra all’altezza del cuore, Vishudda, il chakra della gola, Ajna chakra, detto anche il terzo occhio,nel punto tra le due sopracciglia, e infine Sahasrara chakra, il chakra della corona, collocato sulla sommità della testa.

Le nadi più importanti sono invece tre: Ida Pingala e Susumna.

Susumna è il canale principale, inizia il suo percorso dalla base della spina dorsale, sede di muladhara chakra per risalire fino ad ajna chakra, nella sua risalita è accostata a sinistra da Ida e a destra da Pingala, le quali avvolgono Susumna in un movimento a spirale per sfociare l’una, ida, nella narice sinistra e l’altra, Pingala, nella narice destra.

IDA:  è associata all’aspetto femminile, materno, ricettivo. È fresca e veicola energia lunare. Nutre e purifica. È collegata alla psiche e compete al riequilibrio delle funzioni cerebrali. La sua attività rende mentalmente attivi e rilassa. Collegata alla narice sinistra, quando quest’ultima è più aperta  il soggetto è più ricettivo. È accostata all’attività del parasimpatico.

PINGALA:  la sua energia è associata al sole, la sua azione è collegata al fuoco (bruciante e distruttiva) la sua capacità purificante è legata all’azione riscaldante. Ha qualità maschili, apporta vitalità, resistenza e vigore fisico. Legato alla narice destra, quando questa è dominante il soggetto è più attivo. Si accosta all’attività del sistema simpatico.

Quando le due narici sono equilibrate tra loro, anche le qualità e il tipo di energia da loro veicolata di Ida e Pingala lo sono.            

Per quanto riguarda l’aspetto più fisico,  è noto che le nostre narici non lavorano contemporaneamente in eguale misura: abbiamo sempre una narice più aperta, e quindi dominante rispetto all’altra, più chiusa.

Anche l’alternanza dell’attività cerebrale degli emisferi destro e sinistro del cervello segue un certo ritmo, correlato proprio all’apertura di una o dell’altra narice in uno schema così riassunto:                                                                

Narice destra dominante – attivazione dell’emisfero cerebrale sinistro ( sede del pensiero logico e analitico )                                                                                                         

 Narice sinistra dominante – attivazione dell’ emisfero cerebrale destro ( legato all’intuito e all’emotività)

Il ritmo dell’alternanza della dominanza degli emisferi è scandito, grazie al lavoro dell’ipotalamo, dalla secrezione dei due ormoni di cui abbiamo accennato: il cortisolo e le endorfine.

Ad intervalli di circa due ore, scariche di cortisolo attivano corpo e mente, seguite circa venti minuti dopo, da un afflusso di beta-endorfine che hanno invece effetto ritardante e rilassante.                                                                                             

 Quasi tutte le attività umane quotidiane seguono questo ritmo ciclico di attività e riposo.            

Con la mutazione della dominanza nasale, quindi, si ha un cambiamento anche della dominanza cerebrale e di conseguenza cambia anche l’equilibrio del sistema nervoso autonomo.

Per questo nello yoga si insiste sull’importanza del funzionamento equilibrato delle narici, perché sottende ad un equilibrio ed un’armonia molto più ampia e totalizzante che coinvolge il nostro essere per intero grazie al quale palesiamo una sincronia delle funzioni dell’organismo a livello di sistema nervoso ed una sinergia  a livello dei canali energetici. Infatti possiamo azzardare un ampliamento dello schema prima descritto che diventa:

Narice destra dominante – emisfero cerebrale sinistro – energia solare attivante di Pingala – attività simpatica.

Narice sinistra dominante – emisfero cerebrale destro – energia lunare ricettiva – attività parasimpatica.                                                                                                                                 

     Tutto ciò ci rivela che l’attività cerebrale e il processo ormonale che ne consegue, può essere influenzato con la volontà

Un modo per poter interagire con il processo ormonale, stimolando ad esempio, il corpo a produrre le proprie  endorfine, così da controbilanciare gli effetti del cortisolo,  consiste nel percepire la narice in quel momento chiusa che si apre, anche se fisicamente non si apre del tutto, si ha la sensazione che questo avvenga e in qualche modo si riesce ad ingannare il cervello. È come se tutte e due le narici fossero aperte contemporaneamente, la stessa condizione creata dallo sforzo sostenuto per esempio, durante una corsa, condizione di solito associata alla produzione naturale di endorfine. Esse sono neurotrasmettitori della gioia interiore, sono gli ormoni dell’attenzione, del benessere, hanno un effetto positivo di stimolazione del sistema immunitario. Compensano, come abbiamo detto, il cortisolo e il suo effetto di stress cronico, costituendo il miglior antidepressivo naturale.

Molti pranayama che prevedono la respirazione a narici alternate sfruttano questa dinamica.                                                                                                                Il riequilibrio delle due narici è condizione necessaria anche per poter raggiungere stati meditativi. A tale riguardo non ci stupisce, a questo punto sapere che esperimenti condotti eseguendo il tracciato encefalografico di soggetti in profondo stato di meditazione, rivelano una sincronizzazione dell’attività elettrica dei due emisferi.

 

Di seguito la descrizione di alcune pratiche yoga e il loro effetto riequilibrante  sul sistema nervoso autonomo:

 

SHAVASANA

Shavasana è chiamata anche la “posizione del cadavere”, perché si esegue stando sdraiati supini.  Il corpo deve essere rilassato,  e spesso non è semplice riuscire a sciogliere le tensioni muscolari accumulate.

In una prima fase dell’esecuzione, dobbiamo imparare a rilassare il corpo e ad abbandonarci completamente alla forza di gravità , per aiutarci visualizziamo le varie parti del nostro corpo,  contraendole e rilasciandole, fino a raggiungere un profondo stato di rilassamento muscolare. L’attenzione passa poi al respiro, osserviamolo, senza intervenire sul suo ritmo, che comunque, grazie allo scioglimento delle tensioni, si sarà fatto più regolare.

Questa asana produce dei vantaggi specifici: la pressione sanguigna si abbassa, allo stesso tempo il battito cardiaco e il ritmo respiratorio rallentano notevolmente. La mente arriva ad un punto di completo rilassamento, il sistema nervoso si mette a riposo e si rigenera, avviene un trasferimento di prana agli organi interni.

Le fasi di contrazione e rilassamento invece, favoriscono il rilascio della tensione fisica negli arti e la visualizzazione delle parti del corpo aumenta la consapevolezza e l’autopercezione di esse.

Entrambi gli emisferi cerebrali diventano alternativamente partecipi dell’attivazione sequenziale dei fasci motori (fase di contrazione) e dei fasci sensoriali (fase di rilascio), situati all’interno di ciascuna corteccia cerebrale.

 

YONI MUDRA

 

“yoni” significa grembo o fonte, infatti Yoni mudra è uno dei metodi per rivolgersi all’interno di noi stessi, per tornare per così dire, alle origini, alla fonte di noi stessi.

Per eseguire questa mudra possiamo metterci in posizione seduta, a gambe incrociate, o come stiamo più comodi.

Solleviamo i gomiti a livello delle spalle, formando un angolo retto con il corpo.

Tappiamo  le orecchie con i pollici.

Chiudiamo gli occhi con gli indici

Mettiamo i medi su ciascun lato del setto nasale

Con gli anulari premiamo il labbro superiore in modo da tenerlo chiuso

Premiamo il labbro inferiore e teniamolo chiuso con i mignoli

All’inizio della pratica eseguiamo per pochi minuti brahmari, chiudendo la glottide ed emettendo un suono simile al ronzio di un’ape.

Manteniamo un respiro lento e regolare, si può eseguire la respirazione a narici alternata, chiudendo le narici con i medi.

Ripetere mentalmente il mantra So Ham.

Osservate le immagini mentali, colori, forme che appaiono con gli occhi chiusi.

Adesso ci ritroviamo in una condizione nella quale i sensi sono esclusi e si permette alla mente di rivolgersi all’interno e di provare una completa astrazione da ciò che può turbarla. Il sistema nervoso è rinvigorito, specialmente per la diminuzione di stimoli esterni.

Le pressioni esercitate dalle dita su nervi specifici determinano l’inibizione di alcuni impulsi sensoriali che di solito disturbano, stimolano e distraggono la mente.

La pressione dei pollici sul canale uditivo stimola, di riflesso, i nervi vagali, questa stimolazione favorisce il controllo del sistema parasimpatico, riducendo il battito cardiaco, la pressione sanguigna e agevolando i sistemi digestivi.

Potremmo avvertire un leggero intorpidimento che favorisce l’effetto psicologico o tendenza all’introspezione e all’astrazione dall’ambiente esterno. Alla fine avremo la sensazione che i nostri sensi si siano acutizzati.

 

 

MEDITAZIONE  “della MONETINA”

Questa pratica è così denominata da John Mumford nel suo “Manuale dei chakra e della kundalini”.

Essa si avvale dell’uso di una monetina di rame come polarizzatore dell’attenzione su Ajna chakra e di una  visualizzazione del respiro i cui cicli vengono contati alla rovescia (10, 9..5…1).

Ajna chakra si colloca nel punto tra le due sopracciglia. Considerato il nostro terzo occhio, sede di lungimiranza e potenziale chiaroveggenza. È considerato un centro di controllo del nostro corpo energetico, a livello di corpo fisico è associata la ghiandola pineale, regolatrice del ritmo sonno-veglia. È considerato il punto dove gli opposti si annullano, le dualità interne si fondono in un tutto unico, meditare su di esso dona una sensazione di armonia e completezza.

Iniziamo posizionando la monetina (meglio se di rame) tra le due sopracciglia, in questo punto dell’area frontale si può creare un effetto sottovuoto, la monetina, quindi, rimarrà in posizione solo se manteniamo i muscoli frontali rilassati. 

Una volta sistemata la monetina, conquistiamo la consapevolezza del respiro che entra e che esce dalle due narici.

Nell’inspirazione visualizziamo un flusso di energia o un fascio di luce bianca o blu o dorata, che sale dalla narice destra fino a raggiungere il terzo occhio, percepito grazie alla sensazione data dalla monetina.

Nell’espirazione immaginiamo l’energia colorata che fluisce verso l’esterno, da Ajna chakra fino alla narice sinistra. 

Ripetiamo la procedura al contrario, l’energia entra dalla narice sinistra verso Ajna e da Ajna verso la narice destra. Cosi abbiamo concluso un ciclo. Diciamo mentalmente “dieci”.

Ripetiamo la sequenza e una volta completata diciamo mentalmente “nove”

Continuiamo così fino ad arrivare al ciclo “uno”. A questo punto ricominciamo da dieci.

Questo metodo è molto efficace per calmare i nervi e l’andamento delle onde cerebrali, sincronizza gli emisferi, grazie anche alla sensazione di una respirazione a narici alternate, e permette al ramo simpatico di acquisire ascendente.

L’atto di contare è competenza dell’emisfero sinistro del cervello, in questa pratica, contando alla rovescia in sincronia con il respiro, causiamo un impegno  maggiore a questo emisfero, impedendo che divaghi in pensieri problematici. 

Il lato destro del cervello (la capacità di immaginare è di sua competenza) è invece occupato a visualizzare il raggio di luce che raggiunge Ajna, sempre in sincronia con il respiro, questo gli impedisce di elaborare immagini disturbanti o portatrici di ansia.

Questo processo meditativo pone in uno stato di equilibrio i due emisferi , mettendoli in connessione tra di loro, facendoli lavorare in uguale misura concentrati ognuno su un unico punto, impedendo un’attività cerebrale inopportuna.

Sono stati condotti degli studi, che avvalorano questa affermazione, compiuti alla fine degli anni settanta da due psicologi di Harvard.

Oggetto di studio era il classico metodo per combattere l’insonnia, che consiste nel contare le pecore.  L’atto di immaginare le pecore e quello di contarle , attiva, seppure con metodi più semplici, il meccanismo cerebrale appena descritto.  

Risultò infatti che questa pratica popolare collegava entrambi i lati del cervello simultaneamente, impedendo anche in questo caso, una attività eccessiva  e inopportuna, spesso, appunto, causa di insonnia.

 

YOGA NIDRA

 

Nidra significa letteralmente sonno.

Il sonno è una condizione naturale di riposo della mente e del corpo, caratterizzata dall’assenza di pensiero conscio, sensazioni o movimenti volontari. Quando dormiamo i nostri sensi si ritirano uno dopo l’altro.

Yoga Nidra è una tecnica meditativa estremamente rilassante e riposante , grazie alla quale cadiamo in uno stato tra il sonno e la veglia, dove rimane solo la consapevolezza delle istruzioni verbali che ci vengono impartite. Apporta benefici alla mente e calma le attività cerebrali. Vediamo come.

Prima di tutto dobbiamo sapere quali sono i nostri stati di coscienza e le loro caratteristiche

Nella tradizione filosofica indiana vengono riconosciuti quattro livelli di consapevolezza

  • Lo stato di veglia
  • Lo stato onirico
  • Lo stato di sonno profondo
  • Il sonno cosciente o turiya

Senza voler fare un paragone preciso e sistematico, possiamo accostare questi quattro livelli ai quattro stati di coscienza, caratterizzati ognuno dall’attività di onde cerebrali che si muovono a diverse velocità, individuati dalla moderna psico-fisiologia che sono:

  • STATO DI VEGLIA (onde beta).   Lo stato in cui siamo svegli, la mente è conscia e attivamente coinvolta con l’ambiente esterno. Predominano le onde beta, dall’attività veloce (13/20 cicli per secondo)
  • STATO DI SOGNO (onde theta).  In questo stato si ha una predominanza della mente subconscia, i desideri repressi, le paure e le impressioni profonde vengono espressi attivamente, elaborate nei sogni. Si caratterizza dall’attività delle onde theta, onde lente (4/7 cicli per sec.)
  • STATO DI SONNO PROFONDO (onde delta).  Nello stato di sonno profondo predomina la mente inconscia, dalla quale originano gli istinti. Ogni attività e fluttuazione mentale scompaiono. L’ attività cerebrale rallenta ulteriormente con le onde delta.
  • STATO IPNAGOGICO (onde alfa).  Questo stato si colloca tra lo stato di sogno, di solito è transitorio, non dura più di qualche minuto, ed è caratterizzato dalle onde alfa. In questo stato il corpo attua un rilassamento profondo e progressivo delle tensioni muscolari, via via la consapevolezza dell’ambiente esterno si va perdendo. È quel breve momento nel quale si dissolve lo stato di realtà della veglia e si entra nello stato di sonno.

 

Ed è proprio nello spazio limitato di questa dissolvenza, che ha luogo Yoga Nidra.

Attraverso la sua pratica si impara ad estendere la breve durata dello stato ipnagogico, che precede il normale sonno.

Tale capacità ci permette di isolare il cervello e diventare più introversi, ossia rivolti verso noi stessi, mantenendo un certo grado di consapevolezza esteriore per riuscire a seguire le istruzioni verbali.

Durante lo Yoga nidra delle periodiche emissioni di onde Alfasi immettono tra i periodi alternati e predominanti di onde Betha e Theta.

In questi momenti la coscienza è in equilibrio, sulla linea di confine tra veglia e sonno per un periodo di tempo esteso.

Si ottiene uno stato di  profondo e salutare  rilassamento. Gli effetti di questo rilassamento sembrano riflettere una reazione dell’ipotalamo che dà luogo ad una diminuzione dell’attività simpatica eccitante e ad un aumento della funzione parasimpatica tranquillizzante.

Questa risposta al rilassamento, sembra essere la controparte inversa della già citata risposta attacco – fuga. La pratica di Yoga Nidra serve a diminuire gli effetti di questo meccanismo e riesce ad abbassare i livelli di circolazione degli ormoni dello stress.

 

RIFLESSIONI

L’argomento, che ho appena trattato, copre un ambito vastissimo, sul quale sono stati condotti vari studi, anche e soprattutto alla luce delle nuove scoperte fatte dalla neuroscienza, sul funzionamento del cervello, come risultati di ricerche effettuate dagli anni settanta in poi.

Sono consapevole , con questa mia breve tesi, di avere a malapena aperto un piccolo spiraglio, su questo immenso mondo ancora in parte inesplorato. Ciò che lascia  intravedere, però,  ci dà uno spunto di riflessione riguardo a noi stessi, a quale davvero sia il nostro intimo essere. 

Ci identifichiamo nella mente e nel cervello? Eppure, questo, come abbiamo visto, può essere “ingannato” dalle azioni del corpo…d’altronde il corpo esegue gli ordini che gli impartisce il cervello..

Con ciò, non  troveremo certo  la risposta a questo quesito ancestrale, ma possiamo almeno immaginare una dimensione “altra” dentro di noi, un “io” che si distacca dal binomio mente-corpo, ma che al contempo si trova proprio nello spazio creato là, dove le nostre polarità si incontrano e si incastrano, in un punto di perfetto equilibrio tra di loro.

 

 

 

 

Bibliografia  

  • Manuale dei chakra e della kundalini,  John Mumford
  • Meditazione, emozioni e corpo cosciente, Jacques Vigne
  • Yoga Nidra,  Swami Satyanda Saraswati
  • Anatomia e fisiologia delle tecniche yoga, M. M. Gore 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                  

                                                                      

 

 

 

 

 

 

  

 

YOGA E SISTEMA NERVOSO

 

 Fin dalle prime volte che ho iniziato a praticare yoga, ricordo il generale stato di benessere  e  di tranquillità che avvertivo al termine di ogni lezione. Mentre una sensazione di quiete,  e di riconciliazione col mondo esterno  mi accompagnavano per il resto della giornata. Ho scelto di continuare a praticare yoga proprio sotto la spinta delle emozioni positive che esso è da subito riuscito a suscitarmi.. 

Questo potere che ha lo Yoga di agire positivamente  sulla nostra mente, non è frutto di suggestione o di un qualche pensiero magico, ma è dato dalla sua capacità di interagire con il nostro sistema nervoso autonomo.

In questa mia tesina ho cercato di spiegare  come lo yoga riesce ad intervenire sul sistema nervoso autonomo, o meglio, ho cercato di darne un’idea, dato la vastità dell’argomento, attraverso la descrizione di alcune pratiche e i loro effetti a livello nervoso e cerebrale.

 

 IL SISTEMA NERVOSO        

 

Il nostro sistema nervoso collega tra di loro i vari organi e apparati e ne coordina e regola l’attività.

La sua funzione principale è quella di adattare l’organismo alle diverse condizioni ambientali che si vengono via via a creare

Tramite gli organi di senso, grazie ai quali percepiamo gli stimoli esterni, invia informazioni al cervello sotto forma di impulsi nervosi,  provocando la “sensazione”; questa viene poi indirizzata in una regione specifica della corteccia cerebrale che ha il compito preciso di attivare le funzioni corporee adatte a rispondere a tali stimoli.

Il sistema nervoso si divide in: sistema nervoso centrale, che comprende il cervello, il midollo spinale e un complesso apparato di nervi che si diramano nei vari organi e tessuti, e sistema nervoso autonomo che a sua volta è formato dal sistema nervoso simpatico e da quello parasimpatico. 

 

IL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

 

Il sistema nervoso autonomo, detto anche vegetativo, è responsabile della regolazione delle azioni inconsce dell’organismo e delle reazioni in risposta ad un evento ambientale.

E’ strettamente collegato alle emozioni e al nostro mondo psichico in generale.

L’ attività di questo apparato è regolata da l’ipotalamo una regione del cervello che opera da centro di controllo del sistema nervoso autonomo.

L’ipotalamo riceve messaggi dall’ambiente esterno, ma anche informazioni provenienti dalla dimensione psichica interna, dando origine a reazioni mentali ed emozionali che provocano risposte ormonali. Tali risposte sono messe in atto dalla ghiandola pituitaria che reagisce secernendo i vari ormoni tra i quali il cortisolo (ormone dello stress) e le endorfine (considerate invece gli ormoni della felicità).

 

 

SISTEMA NERVOSO SIMPATICO

Questa parte del sistema nervoso autonomo ha il compito di preparare il corpo all’attività e allo sforzo fisico (per es. in caso di un pericolo imminente).

Le funzioni dei nervi del simpatico consistono principalmente in un’ “accelerazione” generale dell’organismo e sono correlate alla reazione di “attacco e fuga”. Questo tipo di reazione è il retaggio della nostra vita primitiva, quando i pericoli e le paure richiedevano un’immediata reazione fisica, per esempio fuggire da un animale pericoloso o decidere di attaccare per avere salva la vita.

Nel mondo contemporaneo i pericoli e le paure non sono più dettate dalla minaccia di bestie feroci o da condizioni ambientali avverse, ma il più delle volte dallo stress  prodotto dalla vita moderna, sempre più frenetica e ansiogena. Anche in questo caso si attiva il sistema simpatico innescando le stesse reazioni fisiche (accelerazione del battito cardiaco, un’aumentata tensione muscolare, dilatazione delle pupille, accompagnate dalla produzione di ormoni “attivanti” come l’adrenalina) le quali, però, non trovando un effettivo “sfogo” a livello motorio, causano il più delle volte effetti negativi come contrazioni muscolari e tensione nervosa.

Il sistema simpatico, oltre all’adrenalina, è anche responsabile della produzione di un altro ormone, il cortisolo, un ormone essenziale per l’adattamento allo stress, la sua presenza in quantità massicce nell’organismo indica un soggetto fortemente stressato.

 

SISTEMA NERVOSO PARASIMPATICO

Il sistema parasimpatico ,invece, ristabilisce le condizioni di riposo dopo l’attività fisica.    Le sue funzioni riguardano le azioni di tipo frenante, di riposo, rilassamento e recupero.

Rappresenta la normale risposta dell’organismo ad una situazione di calma, riposo, tranquillità e assenza di pericolo.

La sua attivazione determina il rallentamento generale delle attività corporee, come la frequenza cardiaca, il metabolismo e il ritmo del respiro, il  rilassamento muscolare e la riduzione della tensione nervosa ed emotiva.

 

Questi due sistemi sono complementari tra di loro, quando sono equilibrati si parla di “omeostasi” (benessere ed equilibrio generale del corpo e delle sue funzioni).

Al contrario stress, frustrazioni, ansia, rabbia e in genere tutti i sentimenti negativi, possono alterarne l’equilibrio e la sincronia.

Il prevalere costante di un sistema rispetto all’altro può avere conseguenze dannose per la salute sia fisica che mentale.

La conseguenza che si riscontra più frequentemente è la perdita della capacità naturale dell’organismo di azionare il “freno” del parasimpatico a favore del simpatico che diventa prevalente. Si avrà così un individuo sempre in allarme, nel quale tutti gli organi si comportano come se ci fosse un pericolo imminente, con tutto ciò che ne consegue.  

Viceversa quando è il parasimpatico a prevalere avremo un soggetto apatico, incapace di reagire attivamente di fronte a situazioni di emergenza.

 

Lo yoga riesce ad agire concretamente su questo processo nervoso, vediamo come e attraverso quali strumenti.

 

ASANA

Ogni atteggiamento del corpo, è collegato a fattori emotivi e psicologici; la nostra postura è in stretto rapporto con le condizioni mentali e rivela lo stato d’animo in cui ci troviamo in quel momento. Ad esempio, una persona depressa tenderà a chiudere il corpo, mentre in uno stato di eccitazione il corpo si estenderà.

Le tensioni mentali, che si traducono in tensioni fisiche a livello muscolare, sono il risultato dello stress provocato dall’ambiente esterno, ma anche dai processi interni e più sottili, del pensiero. 

Tali tensioni si riversano anche a livello nervoso, influendo negativamente su tutto il corpo: il sistema nervoso, infatti, in tali circostanze non è in grado di coordinare al meglio le varie funzioni corporee.

Vediamo come la pratica delle asana ci può venire in aiuto sotto questo punto di vista.

Partiamo dalla definizione di Asana, così come descritta negli “Yoga sutra” di Patanjali, un testo di riferimento  fondamentale per  questa filosofia, scritto probabilmente nel secondo secolo dopo Cristo.

L’asana viene qui tradotta come postura, posizione seduta, la quale deve essere “stabile e piacevole” ossia mantenuta con il minimo sforzo e donare uno stato di benessere diffuso.

Per stabilità, si intende la stabilità fisica congiunta a quella mentale che si ottiene, sempre secondo Patanjali, “grazie al rilassamento dello sforzo e all’incontro con l’infinito” .

Una asana deve coinvolgere non solo i muscoli, ma anche la mente e il respiro. Quello che cambia, rispetto a una posizione ordinaria è l’atteggiamento mentale; una posizione qualunque può essere eseguita senza sforzo, con la mente tranquilla e quieta, ma perché possa essere chiamata asana si deve sviluppare la consapevolezza di essa..

Quando arriviamo ad eseguire una asana attraverso movimenti lenti con un’adeguata attenzione al respiro e nel rispetto dei limiti del nostro corpo, la mancanza di sforzo ed il rilassamento che si ottengono riducono la tensione muscolare, producendo uno stiramento passivo dei muscoli coinvolti, i quali si “arrendono” in modo progressivo.

In tale condizione l’attività simpatica è pressoché sospesa perché gli stimoli motori e gli sforzi volontari sono soppressi e l’attività della corteccia motoria del cervello ridotta gradualmente fino ad essere eliminata. Si riduce così la tendenza del corpo fisico a distrarre l’equilibrio mentale. Nel contempo il parasimpatico sortisce i suoi caratteristici effetti calmanti e pacificanti.

 Come il cervello, anche la mente, non  più distratta dagli stimoli esterni,  può rivolgersi verso l’interno, diventando introspettiva e provocando automaticamente una maggiore consapevolezza interiore; un incontro, potremmo appunto definirlo, con l’infinito del nostro io più profondo.

…”Di qui il non esser più colpiti dalle coppie di opposti” sempre citando gli Yoga sutra.

Il risultato di una corretta pratica delle asana è infatti un’innegabile senso di equilibrio e di armonia tra corpo e mente, un senso di pacificazione tra noi e il resto del mondo, la percezione  che tutti i conflitti interni a noi stessi siano scomparsi e  la tangibile sensazione di sentirsi un tutt’uno con l’universo.

 

 

PRANAYAMA 

Nello yoga viene prestata massima attenzione al respiro e al  controllo volontario di esso.

 Sappiamo che il nostro modo di respirare, così come succede per la postura, è strettamente correlato ai nostri stati emotivi e psicologici. Ad esempio in una condizione di tranquillità e di calma mentale il respiro rallenta naturalmente e diventa più regolare (prevale l’attività parasimpatica); al contrario quando ci troviamo a vivere momenti di agitazione o di ansia, il ritmo del respiro tende ad accelerare e a diventare irregolare (maggiore attività simpatica).

Lo yoga ci insegna da sempre che, come la mente e gli stati emotivi, possono influenzare il respiro, così attraverso il controllo volontario del respiro possiamo in qualche modo dominare la mente.

Questo, possiamo affermare essere il principio alla base di tutte le pratiche di pranayama.

 

IL RIEQUILIBRIO DELLA NARICE DESTRA E DELLA NARICE SINISTRA E LA SINCRONIA TRA I DUE EMISFERI CEREBRALI

 

Generalmente durante la pratica è richiesto di respirare tramite le narici, di conseguenza esse devono poter funzionare al meglio ed essere in equilibrio tra loro. Per comprendere l’importanza di questo equilibrio dobbiamo dare un cenno alla fisiologia sottile dello yoga, secondo la quale il nostro corpo è attraversato da una fitta rete di canali energetici, le Nadi, collegate a vortici di energia, i Chakra; i quali veicolano e contengono il Prana , energia vitale, rappresentata a livello fisico, dal nostro respiro.         

I chakra principali sono sette: Muladhara, il chakra della radice che si trova alla base della spina dorsale, Svadhistana, nella parte inferiore dell’addome, collegato agli organi sessuali, Manipura nel plesso solare, Anahata chakra all’altezza del cuore, Vishudda, il chakra della gola, Ajna chakra, detto anche il terzo occhio,nel punto tra le due sopracciglia, e infine Sahasrara chakra, il chakra della corona, collocato sulla sommità della testa.

Le nadi più importanti sono invece tre: Ida Pingala e Susumna.

Susumna è il canale principale, inizia il suo percorso dalla base della spina dorsale, sede di muladhara chakra per risalire fino ad ajna chakra, nella sua risalita è accostata a sinistra da Ida e a destra da Pingala, le quali avvolgono Susumna in un movimento a spirale per sfociare l’una, ida, nella narice sinistra e l’altra, Pingala, nella narice destra.

IDA:  è associata all’aspetto femminile, materno, ricettivo. È fresca e veicola energia lunare. Nutre e purifica. È collegata alla psiche e compete al riequilibrio delle funzioni cerebrali. La sua attività rende mentalmente attivi e rilassa. Collegata alla narice sinistra, quando quest’ultima è più aperta  il soggetto è più ricettivo. È accostata all’attività del parasimpatico.

PINGALA:  la sua energia è associata al sole, la sua azione è collegata al fuoco (bruciante e distruttiva) la sua capacità purificante è legata all’azione riscaldante. Ha qualità maschili, apporta vitalità, resistenza e vigore fisico. Legato alla narice destra, quando questa è dominante il soggetto è più attivo. Si accosta all’attività del sistema simpatico.

Quando le due narici sono equilibrate tra loro, anche le qualità e il tipo di energia da loro veicolata di Ida e Pingala lo sono.            

Per quanto riguarda l’aspetto più fisico,  è noto che le nostre narici non lavorano contemporaneamente in eguale misura: abbiamo sempre una narice più aperta, e quindi dominante rispetto all’altra, più chiusa.

Anche l’alternanza dell’attività cerebrale degli emisferi destro e sinistro del cervello segue un certo ritmo, correlato proprio all’apertura di una o dell’altra narice in uno schema così riassunto:                                                                

Narice destra dominante – attivazione dell’emisfero cerebrale sinistro ( sede del pensiero logico e analitico )                                                                                                         

 Narice sinistra dominante – attivazione dell’ emisfero cerebrale destro ( legato all’intuito e all’emotività)

Il ritmo dell’alternanza della dominanza degli emisferi è scandito, grazie al lavoro dell’ipotalamo, dalla secrezione dei due ormoni di cui abbiamo accennato: il cortisolo e le endorfine.

Ad intervalli di circa due ore, scariche di cortisolo attivano corpo e mente, seguite circa venti minuti dopo, da un afflusso di beta-endorfine che hanno invece effetto ritardante e rilassante.                                                                                             

 Quasi tutte le attività umane quotidiane seguono questo ritmo ciclico di attività e riposo.            

Con la mutazione della dominanza nasale, quindi, si ha un cambiamento anche della dominanza cerebrale e di conseguenza cambia anche l’equilibrio del sistema nervoso autonomo.

Per questo nello yoga si insiste sull’importanza del funzionamento equilibrato delle narici, perché sottende ad un equilibrio ed un’armonia molto più ampia e totalizzante che coinvolge il nostro essere per intero grazie al quale palesiamo una sincronia delle funzioni dell’organismo a livello di sistema nervoso ed una sinergia  a livello dei canali energetici. Infatti possiamo azzardare un ampliamento dello schema prima descritto che diventa:

Narice destra dominante – emisfero cerebrale sinistro – energia solare attivante di Pingala – attività simpatica.

Narice sinistra dominante – emisfero cerebrale destro – energia lunare ricettiva – attività parasimpatica.                                                                                                                                 

     Tutto ciò ci rivela che l’attività cerebrale e il processo ormonale che ne consegue, può essere influenzato con la volontà

Un modo per poter interagire con il processo ormonale, stimolando ad esempio, il corpo a produrre le proprie  endorfine, così da controbilanciare gli effetti del cortisolo,  consiste nel percepire la narice in quel momento chiusa che si apre, anche se fisicamente non si apre del tutto, si ha la sensazione che questo avvenga e in qualche modo si riesce ad ingannare il cervello. È come se tutte e due le narici fossero aperte contemporaneamente, la stessa condizione creata dallo sforzo sostenuto per esempio, durante una corsa, condizione di solito associata alla produzione naturale di endorfine. Esse sono neurotrasmettitori della gioia interiore, sono gli ormoni dell’attenzione, del benessere, hanno un effetto positivo di stimolazione del sistema immunitario. Compensano, come abbiamo detto, il cortisolo e il suo effetto di stress cronico, costituendo il miglior antidepressivo naturale.

Molti pranayama che prevedono la respirazione a narici alternate sfruttano questa dinamica.                                                                                                                Il riequilibrio delle due narici è condizione necessaria anche per poter raggiungere stati meditativi. A tale riguardo non ci stupisce, a questo punto sapere che esperimenti condotti eseguendo il tracciato encefalografico di soggetti in profondo stato di meditazione, rivelano una sincronizzazione dell’attività elettrica dei due emisferi.

 

Di seguito la descrizione di alcune pratiche yoga e il loro effetto riequilibrante  sul sistema nervoso autonomo:

 

SHAVASANA

Shavasana è chiamata anche la “posizione del cadavere”, perché si esegue stando sdraiati supini.  Il corpo deve essere rilassato,  e spesso non è semplice riuscire a sciogliere le tensioni muscolari accumulate.

In una prima fase dell’esecuzione, dobbiamo imparare a rilassare il corpo e ad abbandonarci completamente alla forza di gravità , per aiutarci visualizziamo le varie parti del nostro corpo,  contraendole e rilasciandole, fino a raggiungere un profondo stato di rilassamento muscolare. L’attenzione passa poi al respiro, osserviamolo, senza intervenire sul suo ritmo, che comunque, grazie allo scioglimento delle tensioni, si sarà fatto più regolare.

Questa asana produce dei vantaggi specifici: la pressione sanguigna si abbassa, allo stesso tempo il battito cardiaco e il ritmo respiratorio rallentano notevolmente. La mente arriva ad un punto di completo rilassamento, il sistema nervoso si mette a riposo e si rigenera, avviene un trasferimento di prana agli organi interni.

Le fasi di contrazione e rilassamento invece, favoriscono il rilascio della tensione fisica negli arti e la visualizzazione delle parti del corpo aumenta la consapevolezza e l’autopercezione di esse.

Entrambi gli emisferi cerebrali diventano alternativamente partecipi dell’attivazione sequenziale dei fasci motori (fase di contrazione) e dei fasci sensoriali (fase di rilascio), situati all’interno di ciascuna corteccia cerebrale.

 

YONI MUDRA

 

“yoni” significa grembo o fonte, infatti Yoni mudra è uno dei metodi per rivolgersi all’interno di noi stessi, per tornare per così dire, alle origini, alla fonte di noi stessi.

Per eseguire questa mudra possiamo metterci in posizione seduta, a gambe incrociate, o come stiamo più comodi.

Solleviamo i gomiti a livello delle spalle, formando un angolo retto con il corpo.

Tappiamo  le orecchie con i pollici.

Chiudiamo gli occhi con gli indici

Mettiamo i medi su ciascun lato del setto nasale

Con gli anulari premiamo il labbro superiore in modo da tenerlo chiuso

Premiamo il labbro inferiore e teniamolo chiuso con i mignoli

All’inizio della pratica eseguiamo per pochi minuti brahmari, chiudendo la glottide ed emettendo un suono simile al ronzio di un’ape.

Manteniamo un respiro lento e regolare, si può eseguire la respirazione a narici alternata, chiudendo le narici con i medi.

Ripetere mentalmente il mantra So Ham.

Osservate le immagini mentali, colori, forme che appaiono con gli occhi chiusi.

Adesso ci ritroviamo in una condizione nella quale i sensi sono esclusi e si permette alla mente di rivolgersi all’interno e di provare una completa astrazione da ciò che può turbarla. Il sistema nervoso è rinvigorito, specialmente per la diminuzione di stimoli esterni.

Le pressioni esercitate dalle dita su nervi specifici determinano l’inibizione di alcuni impulsi sensoriali che di solito disturbano, stimolano e distraggono la mente.

La pressione dei pollici sul canale uditivo stimola, di riflesso, i nervi vagali, questa stimolazione favorisce il controllo del sistema parasimpatico, riducendo il battito cardiaco, la pressione sanguigna e agevolando i sistemi digestivi.

Potremmo avvertire un leggero intorpidimento che favorisce l’effetto psicologico o tendenza all’introspezione e all’astrazione dall’ambiente esterno. Alla fine avremo la sensazione che i nostri sensi si siano acutizzati.

 

 

MEDITAZIONE  “della MONETINA”

Questa pratica è così denominata da John Mumford nel suo “Manuale dei chakra e della kundalini”.

Essa si avvale dell’uso di una monetina di rame come polarizzatore dell’attenzione su Ajna chakra e di una  visualizzazione del respiro i cui cicli vengono contati alla rovescia (10, 9..5…1).

Ajna chakra si colloca nel punto tra le due sopracciglia. Considerato il nostro terzo occhio, sede di lungimiranza e potenziale chiaroveggenza. È considerato un centro di controllo del nostro corpo energetico, a livello di corpo fisico è associata la ghiandola pineale, regolatrice del ritmo sonno-veglia. È considerato il punto dove gli opposti si annullano, le dualità interne si fondono in un tutto unico, meditare su di esso dona una sensazione di armonia e completezza.

Iniziamo posizionando la monetina (meglio se di rame) tra le due sopracciglia, in questo punto dell’area frontale si può creare un effetto sottovuoto, la monetina, quindi, rimarrà in posizione solo se manteniamo i muscoli frontali rilassati. 

Una volta sistemata la monetina, conquistiamo la consapevolezza del respiro che entra e che esce dalle due narici.

Nell’inspirazione visualizziamo un flusso di energia o un fascio di luce bianca o blu o dorata, che sale dalla narice destra fino a raggiungere il terzo occhio, percepito grazie alla sensazione data dalla monetina.

Nell’espirazione immaginiamo l’energia colorata che fluisce verso l’esterno, da Ajna chakra fino alla narice sinistra. 

Ripetiamo la procedura al contrario, l’energia entra dalla narice sinistra verso Ajna e da Ajna verso la narice destra. Cosi abbiamo concluso un ciclo. Diciamo mentalmente “dieci”.

Ripetiamo la sequenza e una volta completata diciamo mentalmente “nove”

Continuiamo così fino ad arrivare al ciclo “uno”. A questo punto ricominciamo da dieci.

Questo metodo è molto efficace per calmare i nervi e l’andamento delle onde cerebrali, sincronizza gli emisferi, grazie anche alla sensazione di una respirazione a narici alternate, e permette al ramo simpatico di acquisire ascendente.

L’atto di contare è competenza dell’emisfero sinistro del cervello, in questa pratica, contando alla rovescia in sincronia con il respiro, causiamo un impegno  maggiore a questo emisfero, impedendo che divaghi in pensieri problematici. 

Il lato destro del cervello (la capacità di immaginare è di sua competenza) è invece occupato a visualizzare il raggio di luce che raggiunge Ajna, sempre in sincronia con il respiro, questo gli impedisce di elaborare immagini disturbanti o portatrici di ansia.

Questo processo meditativo pone in uno stato di equilibrio i due emisferi , mettendoli in connessione tra di loro, facendoli lavorare in uguale misura concentrati ognuno su un unico punto, impedendo un’attività cerebrale inopportuna.

Sono stati condotti degli studi, che avvalorano questa affermazione, compiuti alla fine degli anni settanta da due psicologi di Harvard.

Oggetto di studio era il classico metodo per combattere l’insonnia, che consiste nel contare le pecore.  L’atto di immaginare le pecore e quello di contarle , attiva, seppure con metodi più semplici, il meccanismo cerebrale appena descritto.  

Risultò infatti che questa pratica popolare collegava entrambi i lati del cervello simultaneamente, impedendo anche in questo caso, una attività eccessiva  e inopportuna, spesso, appunto, causa di insonnia.

 

YOGA NIDRA

 

Nidra significa letteralmente sonno.

Il sonno è una condizione na